Chat offensiva : giro di vite degli sviluppatori contro razzismo e tossicità

Sartre diceva: “L’inferno sono le altre persone”, e chiunque abbia esperienza col multiplayer online sa benissimo cosa intendesse.
La crescente popolarità del multiplayer online dovuta anche a giochi come Fortnite, PUBG, Overwatch e League of Legends per citare solo alcuni esempi, ha portato online decine di milioni di giocatori di ogni età e cultura in tutto il pianeta.
Quello che una volta era un piccolo club per soli appassionati, con regole specifiche di comportamento fra le persone più o meno accettate e condivise da chi vi partecipava. Se prima la chat offensiva era considerata un trope del genere in certi casi quasi visto con affetto, adesso che videogiocare online è un hobby mainstream, questo sta finalmente adottando le regole del resto della società.
Su Fortnite è più probabile venir bannati per cheat che per chat offensiva
Chiunque abbia provato a fare una partita a Call of Duty, gioco sinonimo di chat offensiva con la malaugurata idea di lasciare attiva la chat vocale ha sperimentato il brivido e l’adrenalina di sentirsi urlare nelle orecchie da minorenni dettagliate descrizioni delle loro prestazioni sessuali assieme ai genitori dei loro compagni di squadra, o un’insalata mista di insulti omofobi e razzisti. Mentre un tempo urlare insulti nel microfono e battere furiosamente sulla tastiera per denigrare avversari e compagni di squadra era considerato un aspetto integrante del gioco, questo comportamento è tossico per chi non è abituato all’ambiente, o ha un carattere più riservato o sensibile. Proteggere queste persone dal comportamento tossico di alcuni giocatori è sempre stato un serio problema per gli sviluppatori, e negli ultimi anni, complice l’attuale clima politico sempre più polarizzato sulle tematiche calde dell’intolleranza, stiamo assistendo ad un restringimento dei regolamenti su cosa i giocatori possano e non possano dire impunemente.
Gli sviluppatori danno sempre più importanza a proteggere la loro utenza dalla chat offensiva
L’ultimo gioco a far notizia in questo campo è Rainbow 6 Siege, sui server del quale da pochi giorni a questa parte è stato introdotto il ban immediato per chiunque sputi insulti razzisti in chat. Queste misure sembrano drastiche, e han sollevato aspre polemiche dall’utenza, ma al momento Ubisoft non sembra aver voglia di mostrare clemenza o aprire un dialogo con razzisti.
Ma R6S non è l’unico gioco a punire i giocatori rei di chat offensiva: la regola generale adottata dalla maggior parte degli sviluppatori è quella della punizione esponenziale: una pena minore alla prima infrazione, e pene sempre più aspre per chi recrimina più volte.
La Blizzard è uno degli studi più vocali sul tema di tossicità e chat abusiva, e Overwatch ha visto un’enorme evoluzione del sistema di segnalazioni e di ban nel corso dei suoi due anni di vita. Solitamente i giocatori segnalati ricevono un ammonimento, minacciandoli di ripercussioni in caso di continue infrazioni al regolamento, che vanno dal venire mutati in chat per pochi giorni, con comunque la possibilità di continuare a giocare, a veri e propri ban permanenti dal gioco dopo ripetute segnalazioni e ban per chat offensiva.
Dopo ripetute segnalazioni per chat offensiva, Overwatch ti manderà un avvertimento prima di bannarti
Psyonix, genitrice di Rocket League, ha adottato nel 2017 un metodo simile a quello di Ubisoft, introducendo una lista segreta di 20 parole, ed un sistema di scansione automatica che scatta in azione qualora venga segnalata una persona per chat offensiva, e che valuta attraverso un algoritmo se bannare l’utente in questione. Chi viene trovato colpevole entra nel sopracitato sistema dei ban esponenziali, e gli verrà tolta la possibilità di parlare in chat prima per 24 ore, poi per 72 ore, quindi una settimana intera, per poi infine passare ad un ban permanente.
Valve rimane “old school” sulla chat offensiva: pene molto più lievi
Valve, madre di capolavori classici come i vecchi Half Life e Portal, adotta invece una linea molto più morbida sul comportamento dei giocatori: giochi come CS:GO e Team Fortress 2 hanno un occhio molto più attento nei confronti di eventuali hacker e cheater, e lasciano il comportamento dei giocatori su un piano molto secondario. Sebbene manchino descrizioni o dichiarazioni ufficiali sul tema tossicità, Valve sembra adottare una linea di giudizio più improntata sull’”old school”, e TF2 ha addirittura meccaniche specifiche per alimentare la frustrazione e la competitività fra player, come quella della “Dominazione”, e achievement che scattano qualora un player “Dominato” lasci il server per la frustrazione di venire ripetutamente ucciso.
Dota 2 sembra essere l’unico gioco dove Valve alza il sopracciglio, ma con una curva esponenziale molto più morbida delle altre case di sviluppo: i player colpevoli di chat offensiva che ignorino gli avvertimenti che il gioco gli manda ricevono ban a partire dalla lunghezza di 10 minuti o un’ora. In casi un po’ più seri si può arrivare a ban di una giornata intera, e casi estremi possono portare a ban di una settimana, poi di uno o due mesi, e infine ban di sei mesi o permanenti.
Benché la posizione degli sviluppatori sembri essere quasi del tutto polarizzata, quella dell’utenza resta molto divisa. Non sono poche le persone felici di una ridotta tossicità, e di una chat generalmente più pulita, ma dall’altra faccia della medaglia vediamo un’utenza più antica e con una cultura diversa, abituata a comportarsi dietro al computer come si comporterebbe allo stadio, e che contesta il fatto che nessuno si sognerebbe di andare a sgridare i tifosi in curva per il loro vocabolario.
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Thursday January 01, 1970

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